“Non so più cosa significhi davvero “stare bene” oggi. C’è stato un tempo in cui bastava poco per sentirsi soddisfatti: un lavoro stabile, qualche certezza, la possibilità di togliersi uno sfizio ogni tanto. Adesso invece sembra che non basti mai niente, che qualsiasi traguardo sia subito sminuito, ridimensionato, reso insufficiente. Io mi guardo intorno e vedo gente che corre sempre, che non è mai contenta, che misura il proprio valore in base a quello che guadagna o a quanto riesce a mostrare. E io non sono così. Non sogno yacht, attici o vite da copertina: sogno serenità, equilibrio, la sensazione di poter respirare senza contare ogni euro. Forse sono fatto male io, o forse ho semplicemente imparato a dare un valore diverso alle cose. Quando penso ai sacrifici fatti per arrivare dove sono ora, non riesco a non sentirmi orgoglioso. Ma ogni volta che provo a condividere questa soddisfazione con chi mi sta intorno, mi accorgo che non parliamo la stessa lingua. Ed è proprio da qui che parte tutto, cercando di parlare con quelli che ritenevo amici.”
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