“La mia ragazza vuole contagiarmi l’influenza e non so come farle capire che non si tratta di una luna di miele.

Conviviamo da poco. Casa nuova. Spazzolini vicini. Turni per buttare l’umido. E adesso lei è a letto, febbre alta, occhi lucidi, voce da bambina. All’inizio ho pensato fosse una battuta. Una di quelle cose dette per ridere. Poi ha insistito. “Così stiamo a casa insieme”. “È più romantico”. “Ci facciamo la convalescenza in coppia”.
Io non rido. Io lavoro. Io non voglio stare male. Non voglio ammalarmi per scelta.

Gliel’ho detto piano. Poi meglio. Poi male.
Lei minimizza. Scherza. Tossisce apposta. Si avvicina.
Io arretrato. Apro finestre. Disinfetto. Metto mascherine.
Lei si offende. Dice che sono freddo. Che non la amo abbastanza.
Che se l’amassi davvero non avrei paura di un po’ di febbre.

La chat degenera. A un certo punto ho capito che non stava più parlando di influenza.
Stava parlando di controllo. E mi sono spaventato. Non sono tipo da farsi controllare io. Non ci sto.
E io ho fatto una cosa.
Una cosa che forse risolverà tutto.
O che forse rimpiangerò…”

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