“Il Natale non l’ho mai odiato davvero, ma l’ho sempre vissuto come qualcosa che mi mancava. Tavole grandi, famiglie rumorose, zii, nipoti, fratelli, bambini che corrono… Ho iniziato a sentire questa mancanza alle superiori, quando le mie amiche mi raccontavano come avevano passato le feste… Loro in gran compagnia, io no… La mia non è mai stata una famiglia “allargata”, né per numero né per calore. A Natale eravamo pochi, silenziosi, educati. Tutto un po’ vuoto. Io, i miei genitori e i miei nonni. Ora, nonno non c’è più e tra poco anche la nonna se ne andrà…
Crescendo ho pensato magari un giorno sarebbe arrivato anche per me, in un modo diverso. Soprattutto quando mi sono fidanzata. All’improvviso non ero più sola. C’era una persona in più a tavola, una voce in più. Lui lo sapeva. Sapeva quanto per me quelle feste non fossero solo una data sul calendario, ma una specie di promessa personale. Per questo motivo, quando al cenone della Vigilia non si è presentato, è stato come rivivere quella mancanza che mi ha accompagnata per tutta la vita…”
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