“Mia figlia che mi scrive a ridosso di Natale per chiedermi, con mille giri di parole, se “proprio proprio” fosse necessario invitare certi parenti. Quelli che fanno sempre casino, che parlano sopra gli altri, che scherzano pesante. Ma non era più una richiesta, era una condizione. Più provavo a sdrammatizzare, più lei si irrigidiva. Come se quella richiesta non fosse più sua, ma qualcosa che stava solo portando avanti.”

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