“Quando ho visto quella nota, la prima cosa che ho pensato è stata che stessi sbagliando io a leggere. Ho riletto lentamente, una riga alla volta, cercando di capire dove finisse lo scherzo e dove iniziasse la realtà. Poi ho capito che non c’era nessuno scherzo. C’era solo lui, e il modo in cui mi stava guardando da tempo senza che io volessi davvero vederlo.
Non è successo tutto all’improvviso. Non ci sono state urla, né scenate. Solo piccoli spostamenti di senso. Frasi buttate lì. Battute sul fatto che fossi “pesante”, che avessi “bisogno di troppe attenzioni”, che lui invece fosse quello che reggeva sempre. Io cercavo di spiegarmi, di alleggerire, di non chiedere troppo. Pensavo fosse amore anche questo: adattarsi.
Poi ho letto quell’elenco. Carezze, coccole, ascolto, consolazione. Tutto trasformato in voci, in cifre, in qualcosa che secondo lui dovevo “compensare”. In quel momento non mi sono sentita arrabbiata. Mi sono sentita piccola. Come se improvvisamente il mio bisogno di essere amata fosse diventato una colpa.
Questa chat nasce da lì. Dal momento esatto in cui ho capito che non stavo esagerando. Stavo solo cercando amore in un posto dove era già stato messo il prezzo.”
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