“Non ho mai pensato di essere una sognatrice allo sbaraglio.
Ho sempre lavorato. Anche quando il mio lavoro non aveva un nome facile da spiegare. Anche quando significava stare sul divano con il computer sulle ginocchia fino a tardi, mentre gli altri dormivano. Non per “giocare”, ma per non dipendere da nessuno.

Paolo questo lo sa.
O almeno lo sapeva.

Quando ci siamo conosciuti, due anni fa, diceva che gli piaceva la mia autonomia. Diceva che ero diversa, che lo colpiva il fatto che non chiedessi permesso a nessuno. All’inizio sembrava ammirazione. Poi, senza che me ne accorgessi, è diventata tolleranza. E infine giudizio.

Prima erano battute.
Poi commenti.
Poi frasi dette “senza cattiveria”, ma sempre nello stesso punto: il mio valore.

Questa chat nasce da una scelta semplice. Ho rifiutato un lavoro pagato pochissimo, con il triplo delle ore. Una decisione ragionata. Per me normale.
Per lui no.

Per lui è l’ennesima dimostrazione che non ho un “lavoro vero”. Che non sono affidabile. Che, se un giorno volessimo un figlio, qualcuno dovrebbe “pensarci sul serio”.

Io non sto cercando approvazione.
Sto cercando rispetto.

E mentre leggevo quei messaggi, ho capito una cosa che fa male ammettere:
per Paolo il rispetto non è qualcosa che mi spetta.
È qualcosa che dovrei meritarmi.”

CONTINUA A LEGGERE QUESTA STORIA CLICCANDO QUI SOTTO SU “SUCCESSIVA”