“Mi chiamo Martina, ho 34 anni e sto per essere licenziata dal mio ruolo di “Zia”.
Mia sorella Ale è sempre stata l’opposto di me. Io pratica, concreta, con i piedi per terra.
Lei super influenzabile, e sempre convinta di sapere cosa sia giusto per tutti. Soprattutto da quando è diventata mamma. Anzi, mamma di due gemelli. I gemelli stanno per compiere tre anni, sicuramente una tappa importante, ma tra lavoro, impegni e una settimana già complicata, mi rendo conto che non potrò esserci. Glielo scrivo con tranquillità, convinta che non sia un dramma: i bambini sono piccoli, ci saranno mille altre occasioni.
Ale mi risponde fredda, ma educata. Poi ecco la parola magica che mi blocca: esce fuori un bonifico. Cioè, inteso come regalo, ma una cifra ben precisa per un regalo…già deciso. E, a quanto pare, io dovrei semplicemente pagare.
Da lì la conversazione prende una piega strana. Si passa dal regalo alle scelte educative.
Dalla salute dei bambini al loro corpo. E poi a me. E quello che doveva essere un semplice messaggio per scusarmi di non andare a una festa, diventa qualcosa di molto più grande.
Una chat in cui mi sento giudicata, etichettata e messa sotto accusa. Non solo come zia.
Ma come persona. E tutto questo… per due bambini la cui “colpa” è essere paffutelli.”
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