“Non mi ha invitata al matrimonio.

E questo lo avevo già mandato giù a fatica.

“Non dipende da me, hanno deciso i genitori di lui” — la sua giustificazione.

Io ho fatto finta di crederci, anche se mi bruciava dentro.

Però poi ha iniziato a scrivermi: consigli sui fiori, pareri sul menù, pareri sugli inviti…

E io lì, a mordermi la lingua.

Non volevo passare per quella che porta rancore, così ogni volta cercavo di essere gentile.

Ieri sera, però, ha superato il limite.

Mi ha mandato la foto del vestito da sposa.

Dice che non si riconosce, che è un’emergenza, che solo io — che disegno abiti — posso salvarla.

La sposa disperata, l’amica designer da sfruttare.

Solo che io non sono invitata.

Io sarò quella che la porta in atelier, le sistema il velo, magari le trova l’abito perfetto…

E poi la guardo sposarsi dalle storie di Instagram.

E come se non bastasse, alla fine mi ha chiesto pure il regalo.

Il regalo.

Io esclusa dalla festa, ma obbligata a pagare il biglietto d’ingresso invisibile.

Non so se ridere o piangere.

So solo che questa volta non mi terrò più tutto dentro.”

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