“All’inizio non ci facevo caso. Un aperitivo, una pizza, un biglietto del cinema: “pago io, tranquilla”. Mi sembrava naturale, quasi un modo per dimostrare che tenevo a lei. Poi però ho iniziato a notare una costante. Ogni volta che arrivava il conto, lei aveva una scusa pronta: “non ho contanti”, “mi sono dimenticata il portafogli”, “questa volta tocca a te che io pago la prossima”. La prossima, ovviamente, non arrivava mai. E io, puntualmente, tiravo fuori la carta. Non è che mi rovini a pagare due drink in più, ma dopo mesi diventa pesante. Non è questione di soldi, è questione di rispetto. Perché un conto è la galanteria, un conto è sentirsi un bancomat ambulante. L’altra sera all’ennesima richiesta di cenare fuori, ho detto no e ho finalmente deciso di esternare i motivi. Nella conversazione che segue ho capito tutto…”

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