“Ciao Spunte, mi chiamo Nicole e gli ultimi anni per me sono stati tosti. La malattia di mio papà è arrivata senza preavviso e poi quando il medico ha detto “dobbiamo prepararci”, il tempo è diventato un conto alla rovescia fatto di visite, referti, sedie di plastica e corridoi che sanno di disinfettante. Papà all’inizio la prendeva sul ridere, era un uomo forte, io ridevo per non crollare. Non ho mai pensato potesse finire, mio padre era il mio guerriero, ma poi la malattia ha preso spazio: prima poco, poi tutto. E alla fine quando è mancato papà non è rimasto niente solo un vuoto, e dopo il vuoto il “da fare”: documenti, telefonate, condoglianze.. E il mio dover essere forte. Sempre. Ma io volevo solo essere fragile per una volta, con il mio fidanzato Roberto al mio fianco al rosario di papà. Un’ora in cui potevo respirare senza fingere. Avevo bisogno di non sentirmi sola. Avevo bisogno di lui.
Mi bastava la sua presenza, nient’altro. Invece Roberto però… non ci sarà. Perchè la morte di mio padre è un “impegno extra” e il suo running club non può proprio aspettare…”
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