Tutti noi durante gli anni scolastici e del liceo, almeno una volta, siamo incappati in quel professore o in quella professoressa che ci hanno un po’ fatto invaghire.

Ovviamente nel 99,9% dei casi quell’amore platonico è rimasto tale, non andando oltre le conversazioni da bar con i propri compagni di classe (anche se ormai se ne leggono talmente tante che ci si può aspettare di tutto).

Il fascino dell’insegnante è un tema che non passa mai di moda, infatti il suo essere a volte così elegante, autorevole e “forte” nella propria materia racchiude in sé molti di quei valori e attributi che favoriscono una sua immagine positiva all’interno del contesto scuola, con la sua implicita superiorità sociale condita dal “sapere”.

Ma al di là di tutto ciò oggi siamo qui per raccontarvi una vicenda che si discosta da tutto ciò, perché se da una parte troviamo l’insegnante modello, andando a scavare più a fondo portiamo a galla quello che per noi rappresenta lo squallore della società, un “elemento” che non dovrebbe nemmeno essere abilitato all’insegnamento. Perché? Leggete la storia e lo capirete.

Ovviamente se anche voi siete stati/e vittima di personaggi con una certa autorità, scriveteci, apriremo con voi questa nuova rubrica.