Quando la friendzone è come una rete pronta a catturare milioni di pesci nel mare aperto


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A volte l’amore può essere descritto metaforicamente parlando come una grossa rete che viene lanciata da un pescatore in mare e dove molti pesci, anche i più grandi, finiscono per rimanere incastrati non riuscendo più a liberarsene. In un primo momento questa rete sembrerà comunque comoda, una distesa di filamenti che comunque ci permette di rimanere in acqua, nel nostro habitat naturale, ma ad un certo punto il pescatore tirerà su tutto quanto per farci entrare nella sua barca, e in finale, nel suo piatto, mangiandoci (o se proprio sei uno sfigato di merda ti rivende come pesce surgelato online).

La friendzone può più o meno essere descritta così, perché quando ci finiamo dentro, non ce ne rendiamo nemmeno conto, poiché una donna, come un pescatore, ci farà adagiare dolcemente nella sua rete, facendoci credere che tutto vada bene e che siamo ancora nel nostro ambiente naturale, ma quando ci dirà la fatidica frase “mi dispiace ma ti vedo come un amico” ormai già saremo già spacciati, come un pesce nella barca del pescatore, ma quando tenteremo di fuggire ci ritroveremo senza via di uscita rimangiati da un sogno negato, come un piccolo pesce che credeva di essere uno squalo, ma che poi si è ritrovato in tutta la sua impotenza ad essere mangiato dal pescatore.

Questa è la storia di un uomo, che credeva di aver trovato la sua anima gemella, ma nel momento in cui lei ha ritirato la rete facendolo finire nella friendzone, lui ha tentato di divincolarsi facendo sembrare tutto normale. Ma la domanda finale è: può un pesce nuotare sul legno asciutto di una barca? 


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